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Tecnoribellione

gennaio 27, 2012

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TECNORIBELLIONE: DESTRA SOCIALE AL CONTRATTACCO!

di Giuliano Castellino – Il Popolo di Roma – Destra Sociale

E’ giunto il momento della TECNORIBELLIONE!

Per anni abbiamo sentito parlare di TECNORIBELLIONE, ma mai come oggi questo incitamento è diventato attuale: è davvero giunto il momento di una RIBELLIONE alla tecnocrazia, al potere dei tecnici e restituire il potere al popolo sovrano.

Una RIBELLIONE ai governi dei tecnocrati, alle tasse dei tecnici, ai tecnici di Banche e Finanza “pagati” per svendere la nostra patria e “strozzare” il nostro popolo.

Oggi non c’è altra Rivoluzione al di fuori di una vera e sana ribellione contro la tecnocrazia.

Solo la TECNORIBELLIONE può rappresentare la direzione per un movimento che sia davvero nazionale, identitario e di DESTRA SOCIALE.

Per questo urge orientare il nostro popolo verso la giusta rotta!

Sono soprattutto le giovani generazioni, oggi ancor più che nel passato, ad avere bisogno di un giusto orientamento.

In un’epoca contraddistinta dallo smarrimento delle anime e da un profondo malessere esistenziale, in cui tutto tende all’omologazione e al livellamento, dove la “politica dei tecnici” al servizio dei mercati svuota il popolo di ogni libertà, dove l’usura bancaria la fa da tiranno, solo una riscoperta e una riappropriazione delle proprie radici e della propria identità può permettere all’uomo di riconquistare una qualificazione, di puntare alla differenziazione o, per meglio dire, alla sua liberazione.

Lo stile e l’adeguata conoscenza dottrinaria debbono fondersi per dare vita a un uomo saggio e leale, con un’incrollabile aspirazione per la verità e per la giustizia.

Un uomo che non si nutra di parole, ma di azioni ed opere per la nuova Ribellione, di sacrificio per l’Idea, di lealtà e solidarietà nei confronti dei propri fratelli, secondo lo spirito dell’impersonalità attiva per cui ciò che si compie è ciò che deve essere compiuto.

Il primo passo, quindi, è sapersi orientare in questo mondo mantenendosi in piedi anche se in mezzo alle rovine, scuotersi dal torpore della comodità rialzandosi e creando dentro di sé “un ordine e una drittura”.

Non si tratta di una semplice “attività” politica, ma della formazione di uomini che abbiano una reale sostanza interiore, creare una Comunità militante di lotta e di destino, capace di riprendere le redini di una nuova coscienza nazionale capace di gettare il guanto di sfida di fronte alle contraddizioni del “mondo moderno” e allo squallore del “mondo degli uguali” sottomesso dal dio denaro e dal governo mondiale del profitto e della speculazione.

Uomini poi capaci di guidare una profonda e diffusa TECNORIBELLIONE!

E’ necessario puntare in alto, puntare alla creazione di una DESTRA, in primis SOCIALE (la destra o è sociale o non è!), libera sia da un “missinismo” borghese tutto “ordine e disciplina”, sia da un liberismo suicida, fondato sui simboli, sugli esempi degli uomini che furono i pilastri delle civiltà del passato, le quali, ancora oggi, comunicano tutta la loro forza ed energia a chi li sa comprendere e possono rappresentare un modello vincente e propositivo da contrapporre alla tirannia dell’omologazione.

Riscoprire la propria vocazione e vivere per il rafforzamento di essa, disprezzando ogni infezione ideologica della borghesia, sia essa liberale o progressista, essere consapevoli che la ricostruzione dell’uomo nuovo è ancora possibile attraverso la restaurazione del tipo olimpico, di quell’uomo nobile e leale che ha posto i valori della Ribellione (è nel Ribelle l’uomo sano!) come fondamento dell’esistere.

Una ricostruzione che deve operare su tutti i campi che investono la vita, passando dal piano esistenziale a quello sociale e culturale, per arrivare al piano politico, meta politico, antropologico e spirituale.

È un errore pensare che migliorando la società e l’ambiente si migliora l’uomo, in quanto è vero il contrario: la società e l’ambiente sono devastati perché è devastato innanzitutto l’uomo.

Il vero e reale cambiamento avviene proprio sul piano spirituale e antropologico.

Infatti è lo spirito che smuove le coscienze , che determina le scelte e i cambiamenti, dando vita ad una rivoluzione di usi e costumi.

Un popolo per risorgere non ha bisogno di parole vuote e confuse, ma di uomini che conoscano il valore del sacrificio e il superamento del proprio edonismo ed egoismo. Da un punto di vista operativo, quindi, il compito primario sta nel formare uomini “qualificati”, che a loro volta diano vita ad una élite in grado di spianare il terreno a coloro che si uniranno per un più vasto progetto di ricostruzione.

Riorganizzare le forze residue, radunarle e orientarle, al di là dei particolarismi e dei settarismi; è questo attualmente il lavoro da fare come preludio di quella che sarà una futura élite.

Dobbiamo avere fiducia in noi stessi, poiché è di vitale importanza evitare confusioni e fraintendimenti dottrinari ma, in questi tempi di crisi, avere la bara ben regolata verso i reali obiettivi.

Non cadendo in falsi, sterili e controllati ribellismi, oppure fuggire nella comodità della vita borghese.

Solo così il messaggio da trasmettere sarà chiaro e coinvolgente. Ed in grado di guidare il popolo verso il suo riscatto, che deve passare necessariamente attraverso la TECNORIBELLIONE!

Così come sta a noi invitare chi ancora non si è messo al lavoro a raccogliere l’invito, iniziando a contribuire alla costruzione di un nuovo Fronte di combattimento, poiché, come è scritto, “noi non possiamo fare altrimenti, questa è la nostra via, questo è il nostro essere”.

CONTRO LA BORGHESIA, CONTRO LA TECNOCRAZIA, TECNORIBELLI DEL DUEMILA!

Se la Destra Sociale vuole tornare, come ha sempre avuto nella storia, ad avere un ruolo di avanguardia deve necessariamente “armarsi” di parole d’ordine chiare, di progetti seri, di orizzonti di vittoria e soprattutto costruire un movimentismo di base di qualità e formato da militanti seri, determinati, consapevoli e pronti ad una scelta di vita nazional-rivoluzionaria, senza più esitare, contrattaccando efficacemente, fuggendo reducismi e nostalgismi, ma ricordando sempre che “le radici profonde non gelano mai” e che se è vero che l’identità è sempre un valore a divenire e sintesi delle esigenze contemporanee è altrettanto vero che è sempre figlia e frutto di una lunga catena composta da tanti anelli che ci collegano al nostro passato e ci proiettano nel futuro.

Quindi, consapevoli delle nostre origini, del nostro bagaglio tradizionale, spirituale, politico e culturale, declinare nel terzo millennio la millenaria forza che viene dalla nostra Civiltà e farne legna da ardere per la nuova TECNORIBELLIONE del terzo millennio.

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“(…) Noi puri metalli in mano ad abili alchimisti siamo stati forgiati nel fuoco delle idee. Duri come l’acciaio, splendenti come l’oro, legionari con le braccia levate al cielo! Nell’uomo sano è il ribelle, è un coro che torna alla mente, dai, su, segui l’esempio per essere d’esempio. Un giorno a scuola tutto è iniziato con quel manifesto stracciato e la bacheca era un’arena, c’è chi colpisce dietro la schiena.

Contro la borghesia, contro la tecnocrazia, tecnoribelli del Duemila. Algiz la runa, quercia della vita, ti abbiamo disegnato sui muri della via. Algiz la runa, pietra della vita, c’hai scolpito i petti per la vita! Combattenti in tempo di pace a cui l’ozio non sa dare pace. Non possiamo perdere la tempra come il ferro che si arroventa!

Combattenti in tempo di pace a cui l’ozio non sa dare pace (…)” (Junker – Esperienza)

“(…)Questi sono alcuni essenziali orientamenti per la battaglia da combattere, soprattutto con riguardo per la gioventù, a che essa riprenda la fiaccola e la consegna da chi non è caduto, imparando dagli errori del passato, sapendo ben discriminare e rivedere tutto ciò che ha risentito, ed ancor oggi risente, di situazioni contingenti. Essenziale è non scendere al livello degli avversari, non ridursi ad agitare semplici parole d’ordine, non insistere oltre misura su quel che dello ieri, anche se degno di essere ricordato, non abbia valore attuale ed impersonale di idea-forza, non cedere alle suggestioni del falso realismo politicante, tara di ogni «partito». È, sì, necessario che nostre forze agiscano anche nella lotta corpo-a-corpo politica per crearsi tutto lo spazio possibile nella situazione attuale, e per contenere l’assalto, altrimenti quasi incontrastato, delle forze di sinistra. Ma oltre a ciò è importante, è essenziale, che si costituisca una élite la quale, in una raccolta intensità, definisca secondo un rigore intellettuale ed un ‘assoluta intransigenza l’idea, in funzione della quale si deve essere uniti, ed affermi questa idea soprattutto nella forma dell’uomo nuovo, dell’uomo della resistenza, dell’uomo dritto fra le rovine. Se sarà dato andar oltre questo periodo di crisi e di ordine vacillante e illusorio, solo a quest’uomo spetterà il futuro. Ma quand’anche il destino che il mondo moderno si è creato, e che ora sta travolgendolo, non dovesse esser contenuto, presso a tali premesse le posizioni interne saranno mantenute: in qualsiasi evenienza ciò che potrà esser fatto sarà fatto e apparterremo a quella patria, che da nessun nemico potrà mai essere né occupata né distrutta”. (Julius Evola – Orientamenti)

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